Un piccolo paese, a pochi km da Sansepolcro, fu per quasi quattro secoli il più piccolo stato al mondo!
Cospaia, al confine tra Umbria e Toscana, è oggi un pugno di case e una chiesa, e l’unica attrattiva per il visitatore è rappresentato dal lago per la pesca sportiva, con un ristorantino attiguo per frescheggiare d’estate, dall’evocativo nome di “Covo del Contrabbandiere”, che svela un pò la storia che stiamo per raccontare.
Cospaia infatti fu Repubblica indipendente dal 1441, a causa di un errore nel tracciamento dei confini fra Stato Pontificio e Repubblica di Firenze (poi Granducato di Toscana). Questo territorio seppur minuscolo per quattro secoli, fino al 1826, ha scritto una storia incredibile grazie ai suoi abitanti, che autoproclamarono l’indipendenza della Repubblica di Cospaia, che poi diventò la “Repubblica del Tabacco”.
E’ una storia davvero incredibile, che merita di essere scoperta a piccoli passi. Senza per questo trascurare un altro gioiello di questo racconto-percorso, che è la visita del bellissimo Monastero di Monte Casale, che raggiungeremo proprio da Cospaia.
Il percorso
Il punto di partenza è proprio Cospaia, che si raggiunge prendendo la strada provinciale che da Sansepolcro porta a San Giustino Umbro, svoltando proprio all’altezza del cartello Cospaia (Via della Repubblica). Si sale per la strada asfaltata, superando il laghetto per la pesca sportiva e in vicinanza della Chiesa c’è un parcheggio dove lasciare l’auto.


Si segue il percorso in salita che supera il paese, e in corrispondenza del sentiero CAI diventa una strada sterrata che sale oltre le case.


Superata l’ultima casa si prende un sentiero sulla sinistra in prossimità di una strada privata.

Superato il cancello della strada privata, il sentiero CAI comincia a salire verso Monte Garrole…


In prossimità del Monte Garrole, il sentiero a tratti diventa ripido e salendo troviamo un primo bivio a sinistra, in corrispondenza di una pineta, che prenderemo per il ritorno, per ora continuiamo a salire…

Salendo, possiamo vedere un primo scorcio su Montedoglio. Arrivati in cima superiamo il recinto, e andiamo a sinistra per pochi passi, per poi prendere un sentiero che scende decisamente a sinistra.


Il sentiero piega sulla destra in maniera decisa ed è un pò scivoloso, bisogna prestare attenzione.

Dopo poche centinaia di metri, dobbiamo stare attenti a un altro bivio, che bisogna prendere a destra.

Si prosegue per qualche centinaio di metri fino a che non ci appare Monte Casale, all’improvviso, prima di arrivare sulla strada asfaltata


Giunti sull’asfalto, saliamo per concederci una visita al bellissimo Monastero di Monte Casale.


Dopo la visita, dal retro del Monastero, si scende al Sasso Spicco tenendo sempre il CAI 804.


Visitata la cascata, procediamo oltre sempre sul CAI 804, evitando una prima deviazione a sinistra (CAI 804A) che ci riporterebbe alla strada asfaltata. Noi prendiamo invece la destra e continuiamo a scendere costeggiando il fiume sulla sinistra, fino ad arrivare a un primo guado.



Si continua a scendere lungo il CAI, superando un primo guado, e rientrati sul sentiero bisogna fare attenzione ad abbandonare il CAI su un sentiero stretto a sinistra che scende al fosso.




Questa deviazione scende e guada il fosso, per poi risalire con un paio di faticosi strappi fino all’area picnic presso Poggio Miolo, lungo la strada asfaltata che riporterebbe a Monte Casale. Il luogo è adatto per tirare il fiato e concederci una pausa pranzo, seduti ai tavolini.




Dopo la meritata pausa, si sale lungo la strada asfaltata per poche centinaia di metri verso Monte Casale, ma alla prima curva la abbandoniamo per prendere la strada privata, all’altezza di una cappellina.
Qui dobbiamo tenere la sinistra per arrivare sul retro di una abitazione privata, da dove sale un breve sentiero su pineta che ritrova il bivio che avevamo visto salendo sul Monte Garrole.




Siamo sul sentiero che abbiamo preso in salita all’andata, lo percorriamo quindi a ritroso in discesa, per tornare a Cospaia a riprendere l’auto.
Tutto il percorso è lungo 11.5 km, per un dislivello complessivo di 600 m in salita.
La Repubblica di Cospaia
Il Papa Eugenio IV, nel contesto degli scontri del Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze, che sostenevano la supremazia conciliare al papa, e delle connesse difficoltà finanziarie, ottenne un prestito di 25.000 fiorini d’oro da Cosimo il Vecchio, dando in pegno alla Repubblica fiorentina la terra di Sansepolcro.
Non potendo rispettare gli accordi, nel 1441 cedette definitivamente il borgo. Per ufficializzare il trasferimento vennero inviati i rispettivi cartografi per ridisegnare i confini tra Stato della Chiesa e Repubblica fiorentina usando un fiume, chiamato Rio, come riferimento dei confini.
A loro insaputa, il Rio si biforca, così i cartografi romani considerarono confine il fiume più vicino al paese di San Giustino, e i fiorentini quello vicino a Sansepolcro. Con questo equivoco, una striscia di terra di circa 330 ettari tra i due fiumi non viene annessa a nessuno dei due Stati. Gli abitanti di questo piccolo fazzoletto di terra di nome Cospaia, ne approfittarono subito per autoproclamare la loro indipendenza il 25 febbraio del 1441.

Il Papa e i fiorentini non rischiarono di intervenire per evitare uno scontro tra di loro. Decisero invece di ratificare la neonata Repubblica con una bolla, che appare nelle mappe custodite negli Annali Camaldolesi. Cospaia divenne così uno stato indipendente, con una propria bandiera, libera dai dazi, senza polizia, prigioni o leggi. Eventuali dispute vengono risolte da un concilio di anziani e il prete di Cospaia - l’unico in grado di leggere e scrivere - divenne ambasciatore della neonata Repubblica sotto il motto “Perpetua et firma libertas”, che ancora oggi è iscritto sull’architrave della chiesa. A Cospaia nacque così la prima comunità anarchica in Italia1. Attratti dall’assenza di tasse e dazi, il denaro arriva nel piccolo Stato in abbondanza e il benessere delle sue poche centinaia di abitanti cresce per più di un secolo.

Sarebbe già più che sufficiente per rendere la storia incredibile, ma c’è ancora dell’altro. Con la scoperta dell’America iniziano ad arrivare in Europa i primi semi della pianta del tabacco. Succede così che il Cardinale Niccolò Tornabuoni, nunzio apostolico a Parigi, spedisce i semi della pianta come regalo a suo cugino Alfonso Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro. L’erba Tornabuona - come veniva chiamata al tempo - viene piantata vicino a Cospaia e in pochi anni la Repubblica diviene il principale coltivatore di tabacco.
Tra il 1600 e il 1700 la consuetudine di sniffare e fumare tabacco si diffonde al punto che i profitti crescono a livelli clamorosi. Nel 1655 il Papa Alessandro VII crea il primo monopolio in Europa per la produzione di tabacco e nel 1724 Benedetto XIII, per risanare le casse disastrate dello Stato della Chiesa, fa costruire una fabbrica pontificia di tabacco.
L’assenza di dazi permette a Cospaia di diventare la capitale italiana del tabacco - al punto che per irrigare i campi viene creato il laghetto che oggi viene utilizzato per la pesca sportiva. All’improvviso tutti vogliono coltivare e smerciare a Cospaia, per l’assenza di tasse e la possibilità di contrabbandare il tabacco.
Il Papa e il Granduca di Toscana capiscono che è ora di porre rimedio all’errore fatto quasi tre secoli prima, ma la Repubblica riesce a resistere anche alle guerre napoleoniche, confermando i propri confini fino al 1815. Ma non è più la Repubblica di un tempo: l’esistenza di una zona franca ha oramai favorito da decenni la presenza di ricercati, contrabbandieri e criminali di tutta la penisola ci si trasferiscono, sposano le donne nubili del posto guadagnando cittadinanza e impunità. Seguono anni di contese tra Città di Castello e l’ex Stato Pontificio, fino a che nel 1825 i delegati di Roma e Firenze si ritrovano per firmare un atto di soggezione, a favore per lo più del papa, al prezzo di una moneta d’argento per abitante, il “papetto” (perchè raffigurante la figura del Pontefice Leone XII), lasciando agli abitanti l’autorizzazione di continuare a coltivare il tabacco .
L’Eremo di Monte Casale
Secondo la tradizione le origini risalirebbero al 1192, quando i Camaldolesi avrebbero costruito un piccolo Eremo con un ospedale e un ospizio, per i pellegrini lungo il percorso della strada che varcava l’Alpe della Luna e scendeva lungo il versante marchigiano.

Nel 1213 venne ceduto a San Francesco dal vescovo di Città di Castello, e da allora divenne uno dei siti francescani di riferimento della Valtiberina. Nel XIII secolo si sviluppò il culto mariano verso la “Madonna col bambino” lignea ancora oggi custodita nella cappella all’interno del monastero.
Dal 1810 l’eremo ha conosciuto le soppressioni napoleoniche prima, e quelle sabaude poi, e dal 1894 è tornato nella disponibilità dei frati minori grazie alla donazione del nobile Giuseppe del Rosso.
E’ una delle tappe della Via di Francesco, tra la Verna, il Cerbaiolo e Sansepolcro.
Informazioni utili
Mappe consigliata: Valtiberina Toscana (DREAM)
Fonti: si (a Cospaia, a Monte Casale)