
Il termine fonti lattaie indica quelle sorgenti ritenute capaci di favorire la produzione di latte materno. Erano legate ad antichi culti pagani e - spesso successivamente - a figure religiose come S. Michele e Sant’Agata.
Nel territorio di Arezzo si ritrovano diverse acque sorgive salutari e sacre, di cui parte di esse erano ritenute lattaie o galattofore (dal greco γαλακτοφόρος, portatrice di latte)1. In questo racconto-percorso, scopriremo la fonte galattofora di Puliciano, e parleremo di alcune delle fonti del latte presente nel territorio aretino, per poterle scoprire… a piccoli passi!
Il percorso
Il punto di partenza si trova presso il Castello di Policiano. Per raggiungerlo, si percorre la SR71 Umbro Casentinese e all’altezza del cimitero della frazione, si prende la strada che in circa 1 km di salita arriva fino al Castello, dove si può parcheggiare nei pressi.

Il castello e la sua corte erano già citati nei documenti della seconda metà del X secolo, e nel 1044 il territorio passò ai potenti Marchesi Bourbon del Monte. Nei secoli ci furono diversi passaggi di proprietà fino al 1910 dove diventarono proprietari i Barbolani di Montauto, che fecero restaurare la villa-fattoria nello stile imperante del periodo, rimasto in gran parte inalterato fino a oggi .

Il castello non è visitabile ma immagini di repertorio ne dimostrano la bellezza.
Si prende il sentiero che costeggia a destra il castello, seguendo i segnali della Via Romea Germanica.

Poche centinaia di metri tra abitati in pietra e superbe viste sulla Valdichiana e raggiungiamo i ruderi della chiesa di San Martino, il cui campanile è avvolto dalla vegetazione. Pur nelle condizioni precarie, l’edificio è spettacolare, e rimanda alla fonte “galattofora”. Al suo interno, infatti, era presente la devozione per la Madonna del Latte, che con l’avvento del Cristianesimo si era affiancata e sovrapposta al culto pagano delle acque salutari. A metà del Quattrocento, sulla parete destra, venne affrescata una bellissima “Madonna del Latte”, attribuita al pittore Paolo Schiavo, a cui le fanciulle partorienti o già mamme affidavano le preghiere.

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Non ci resta quindi che continuare per il sentiero per trovare i resti dell’antica fonte lattifera.



Come avvenuto anche per altri fonti, pian piano essa si è spostata verso sud di qualche metro. Un buon osservatore può ancora vedere la data 1634 scalpellata sulla parete rocciosa.
Si prosegue seguendo le indicazioni del sentiero CAI - Via Romea Germanica, stando attenti ad alcuni incroci, il primo si trova scendendo a destra.

Il sentiero scende in un fosso ed è piuttosto riparato in questo tratto, fino a raggiungere una oliveta.


Superata l’oliveta, si trova dopo circa 200 m la strada bianca, che prendiamo a sinistra, sempre su sentiero CAI

La strada bianca sale e poi diventa sentiero, si prosegue per circa 1.7 km fino ad abbandonare il CAI, con un sentiero sulla sinistra.

Il sentiero non è segnato ma è sempre evidente, dopo circa 500 metri inizia a scendere. Si prosegue per altri circa 500 metri, seguendo il sentiero principale, e presso un bosco misto di pino e castagno si prende un incrocio a destra.


Si percorre il sentiero che prima passa da bosco misto di pini e castagni e poi si apre con piccoli scorci sulla valdichiana, fino ad incrociare una strada bianca dopo circa 400 metri.


Si sale per circa 100 metri, stando attenti ad individuare un sentiero sulla sinistra.

Manca oramai circa 200 metri fino ad arrivare a un parcheggio sopra la chiesa di S. Maria a Pigli. Le giriamo intorno a sinistra. La chiesa fino a qualche anno fa era un piccolo gioiello in un bel prato, utilizzato per matrimoni. Purtroppo oggi vessa in uno stato di abbandono e meriterebbe un bel recupero.



Si prosegue sulla strada asfaltata in discesa, prendendo due deviazioni a sinistra e seguento i cartelli della Via Romea Germanica. Manca oramai poco più di un km lungo il sentiero, per lo più in discesa fino a giungere al castello di Policiano.


Tutto il percorso è lungo 6.4 km, per un dislivello complessivo di 200 m in salita.
Fonti lattifere nel territorio di Arezzo
Si riportano qui alcune altre fonti lattifere note nel territorio. Queste sorgenti raccontano una storia affascinante: dall’antico culto pagano delle acque sacre fino alla devozione cristiana per la Madonna del Latte e per Sant’Agata, protettrice delle nutrici. Per secoli le donne hanno cercato in queste acque una speranza per sé e per i propri figli, lasciando un patrimonio di tradizioni che ancora oggi sopravvive nei nomi dei luoghi, nelle chiese e nelle leggende della provincia di Arezzo.
Fonte del Latte della Villaccia
Citata dalle fonti storiche come una sorgente galattofora vicina al convento delle monache benedettine2, si raggiunge da Monte San Savino lungo la strada che porta verso il convento delle Monache Benedettine (strada del Cascione per la Vescina). La fonte in realtà si trova prendendo un sentiero a metà strada, che passa sopra alcune case, ma è difficile da trovare.


Continuando la strada asfaltata, si trova tenendo la sinistra in un paio di incroci le indicazioni per un monumento al partigiano Luigi Carletti, che ho voluto anch’essa riportare.


Sant’Agata alle Terrine
La sorgente era collegata al culto di Sant’Agata, santa protettrice delle nutrici e delle puerpere. Le donne della campagna aretina vi si recavano in pellegrinaggio chiedendo fertilità, protezione durante il parto e abbondanza di latte. È uno degli esempi più evidenti della sovrapposizione tra culti dell’acqua e devozione cristiana.
La fonte si trova a metà del sentiero che da sinistra costeggia l’abitato delle Terrine verso Collungo. Purtroppo in estate la vegetazione ha coperto quasi totalmente la fonte, che risulta pertanto poco visibile in questo periodo.



Sant’Agata al Saccione
Nell’area del Saccione si trova l’antica chiesa dedicata a Sant’Agata, anch’essa purtroppo in stato di abbandono e degrado. Anche qui il richiamo alla santa galattofora suggerisce un legame con tradizioni connesse alla maternità e all’allattamento, in un contesto rurale dove fede e pratiche popolari erano strettamente intrecciate. Non molto lontano nella Pieve del Bagnoro era presente una altra fonte con proprietà salutari.
Teverina bassa
Al confine tra Arezzo e Perugia, superato il Passo della Cerventosa, era presente una fonte alla quale erano attribuite virtù benefiche per la fertilità, la gravidanza e l’allattamento.
La madonna del latte si trova a Teverina bassa, in località Croce dove sorgeva un edificio dedicato a Sant’Onofrio che dipendeva dal convento di Sant’Agostino di Cortona; dell’eremo oggi rimane solo un’edicola con un affresco, forse quattrocentesco, testimone della diffusione capillare di queste credenze in tutta la vallata del Tevere e della Valdichiana.
Arrivando da Cortona, dopo il bar Di Teverina si trova un incrocio che sale sulla sinistra. Salendo la strada diventa sterrata e si gira dopo poche centinaia di metri ancora a sinistra. Fatti circa 150 metri è a lato di un gruppo di abitazioni.


Madonna della Selva
Bellissimo edificio oggi gestito dal gruppo scout Arezzo 2 di Piazza Giotto.

Il santuario, non molto distante dal borgo rurale di Selva Perugina, fu costruito a partire dal 1635 su una preesistente cappella risalente al XIII secolo.
Nel 1634 la Madonna era apparsa ad una donna del posto, e secondo la tradizione fu proprio la Vergine a chiedere la costruzione dell’edificio, che presenta oggi una struttura sobria e armoniosa in pietra con campanile a vela e altre pertinenze che furono costruite successivamente.
Al suo interno è custodito un affresco databile al XIV secolo raffigurante la Madonna del Latte, da sempre oggetto di devozione.

San Leolino (Bucine)
Fin dalla seconda metà del ’500, a questa fonte ormai scomparsa, situata poco a monte del villaggio di San Leolino, furono attribuite virtù galattagoghe3. Come altre fonti del territorio, probabilmente conservava tradizioni molto più antiche del cristianesimo, poi reinterpretate in chiave religiosa.
Footnotes
R. Chellini 2002 - Acque sorgive salutari e sacre in Etruria (Italiae Regio VII): Ricerche archeologica di topografia antica. BAR publishing, 278 pp. ISBN 9781841713120, doi: https://doi.org/10.30861/9781841713120↩︎
CHERICI A. 1987, Carta archeologica del territorio cortonese, in AA. VV., Cortona struttura e storia. Materiali per una conoscenza operante della città e del territorio, Cortona, pp. 139-236.↩︎
SANLEONINI S. 1578, De Fonte Lactario (fons loquitur), in Serenissimi Cosmi Medicis primi Etruriae magni ducis actiones, Firenze, in CINI 1907, pp. 113-115.↩︎