Monte Ginezzo, balcone verde sul Trasimeno

Arezzo
Stragi
Valdichiana
Author

Francesco

Published

June 12, 2026

Ginezzo, situato a est di Cortona, rappresenta una via di collegamento montana tra la Valdichiana e il lago Trasimeno.

Proprio qui passa il famoso sentiero 50, che dal Lago Trasimeno arriva alla Verna, passando per l’Alpe di Poti e Catenaia, ricalcando l’itinerario che ha compiuto a piedi San Francesco da Assisi al Sacro Monte.

Nel 1924 venne creata la Colonia elioterapica di Ginezzo, rivolta non solo ai bisognosi ma a tutti i bambini delle scuole di Cortona e, successivamente, ai bambini malati di tubercolosi. Tali colonie si mantennero fino agli anni 60-70 del secolo scorso.

Colonia elioterapica di Monte Ginezzo. Fonte: L’Etruria.it

Monte Ginezzo, e i dintorni, meritano una visita per ammirare gli affacci sul Lago Trasimeno, godendosi il panorama… a piccoli passi.

Il percorso

Il punto di partenza è il Passo della Cerventosa, che si raggiunge dalla strada che da Cortona va verso Portole, continuando ancora un paio di km al passo. Si parcheggia nello spiazzo, dove sono presenti cartelli illustrativi del luogo.

Punto di partenza, si prende la strada bianca a destra

Dal Passo si possono percorrere sia il sentiero 50, che la strada bianca forestale. Noi optiamo per la facile salita lungo la strada bianca.

Si percorre pertanto la strada per circa 2.7 km, in leggera salita, in un percorso un pò monotono, ma arricchito da begli affacci sulla Valdichiana.

Giunti a uno spiazzo erboso, si deve continuare a salire a dritta per arrivare a Monte Ginezzo.

Superato il pannello sulla sinistra, nascosta tra le ginestre, ci sarebbe una via che scende fino ad arrivare all’antica abbazia di Monte Ginezzo. Purtroppo sia il sentiero che l’abbazia sono oramai scomparsi, e pertanto il percorso per raggiungere i ruderi diventa molto difficile e non si riporta qui.

Ruderi dell’Abbazia di Monte Ginezzo

Ruderi dell’Abbazia di Monte Ginezzo

L’Abbazia di Monte Ginezzo, insieme a Sant’Egidio, facevano parte della proprietà camaldolese. I documenti più antichi, risalenti al 1198, citano l’abbazia come parte della diocesi di Arezzo. E’ un vero peccato che non rimanga niente, nemmeno un cartello, a preservare questo luogo dall’oblio!

Noi invece continuiamo a salire per meno di un km fino al prato di Monte Ginezzo, per godersi lo splendido affaccio sul Trasimeno

Monte Ginezzo

Lo spettacolo vale la breve passeggiata. Nel versante opposto è possibile ammirare il Catria, il Nerone e i Sibillini, molto spettacolari soprattutto d’inverno.

Panorama invernale verso il Nerone, Catria e Monte Cucco. fonte: Wikiloc

Non ci resta che rientrare sullo stesso percorso, o prendere il parallelo sentiero 50 dopo un km - al momento della visita, purtroppo il sentiero era un pò sporco. Noi decidiamo di rifare quasi tutta la strada bianca, e a circa 400 m dall’arrivo salire a destra per prendere il 50, per godersi l’ultima vista del Trasimeno, salire il poggio e piegare a sinistra, e avvistare la Diga della Cerventosa, a poche centinaia di metri sopra all’arrivo.

Si prende a destra il sentiero che abbandona la strada forestale per salire sul CAI 50

Dal sentiero, sulla sinistra avvistiamo la Diga della Cerventosa

Ultimi metri fino al Passo della Cerventosa

Oramai siamo a poche centinaia di metri in discesa fino al Passo. Tutto il percorso è lungo 7.3 km, per un dislivello complessivo di 200 m in salita.

La strage di Falzano

Non molto lontano da questi luoghi si è consumata l’eccidio nazista del 27 giugno 1944 a Falzano, recentemente e tristemente tornato agli onori di cronaca (si veda: https://www.arezzonotizie.it/attualita/appello-contro-eredi-strage-falzano.html).

Tra il 21 e 25 giugno, i partigiani erano attivi in questa zona a est di Cortona, in attesa dell’arrivo degli Alleati, e si trovarono a contatto il 26 con i tedeschi che stavano facendo razzie presso la fattoria Crocioni all’Aiuola. Dagli scontri furono uccisi due tedeschi. Il 27 le truppe tedesche tornarono nella zona degli scontri con numerosi rinforzi - fra cento e centocinquanta uomini- oltre alle auto blindate.

Con le mitragliatrici alla mano avanzarono verso il comando partigiano, che si era ritirato più a monte; i tedeschi, che rischiavano di andarsene senza aver concluso niente, cominciarono a scatenare la loro furia sulla popolazione locale. Fecero saltare una fattoria, una chiesa e cinque case nel paese di Falzano. In una delle case fecero prigioniere undici persone e le fecero saltare insieme alla casa; una persona riuscì miracolosamente a salvarsi dall’esplosione.  Altre quattro persone, tra cui una donna, furono uccise dai tedeschi sulla strada verso l’obiettivo della rappresaglia; altre due case e un gran numero di fienili ed rimesse agricole furono distrutti dal fuoco1.

Informazioni utili

  • Mappe consigliata: Sentiero 50 (CAI)

  • Presenza di fonti: no