
Nelle montagne del nostro Appennino, l’agricoltura ha da sempre offerto scarse risorse, mentre la pastorizia ha fornito per secoli una risorsa strategica per le popolazioni rurali e montane.
Per tale motivo il Casentino fu il principale bacino di allevamento del bestiame ovino e bovino transumante in Toscana fra Medioevo ed età moderna, insieme alle montagne confinanti della Valtiberina e dell’Appennino romagnolo. Un fenomeno pluri-secolare che si è esaurito solamente negli anni ’50 del secolo scorso, in cui ancora verso la Maremma transitavano circa 20,000 capi ovini, di cui la metà provenivano dalle montagne del Casentino e del Pratomagno.
Oggi il paesaggio forestale è drasticamente cambiato rispetto a quello degli ultimi pastori transumanti del dopoguerra. L’abbandono zootecnico e colturale e lo spopolamento delle montagne appenniniche si è tradotto in poco più di mezzo secolo in una rapida espansione del bosco che ha di fatto praticamente cancellato la gran parte dei pascoli presenti nel versante Casentinese. Per questo motivo negli ultimi anni alcuni progetti di ricerca come ad esempio il LIFE ShepForBio si sta occupando di rivitalizzare la pastorizia tradizionale, con lo scopo di mantenere e recuperare gli habitat di prateria che risultano sempre più rari.
Tra le nostre montagne il Pratomagno mantiene ancora più visibili i segni di un passato in cui la pastorizia e l’allevamento rappresentavano una risorsa fondamentale per il territorio. In questo racconto-percorso raggiungeremo quindi il crinale erboso del Pratomagno, da cui in passato partivano le greggi verso la Maremma, e scopriremo alcuni luoghi che ci racconteranno questa storia… a piccoli passi!
Il percorso
Si percorre la strada panoramica che va verso la Croce del Pratomagno. Si parcheggia al Diaccio alle Vacche, nello slargo per auto.

Dalla strada, si prende il sentiero CAI 22 di fronte che sale deciso verso i prati di crinale.

Il sentiero dopo un primo piccolo strappo si apre, tra pini neri e faggi, e prende una leggera piega a sinistra dove continua a salire, in maniera più dolce ma costante.


Si continua a salire fino a che non troviamo, immerse nella faggeta, le panchine e il Rifugio Bottigliana. E’ chiuso ma viene dato in uso contattando l’Unione dei Comuni del Pratomagno.

Dopo una pausa, si continua a salire fino a che il sentiero si apre, e dopo una curva a destra troviamo un bivio che prendiamo a sinistra per arrampicarci fino ai prati di crinale, presso Cima Bottigliana.


Dalla Cima Bottigliana, sulla sinistra ci concediamo una salita verso il Poggio Masserecci per goderci la vista della croce. E’ da qui che i greggi scendevano per dirigersi in Maremma.


Dopo esserci concessi una ulteriore pausa, ritorniamo brevemente sui nostri passi verso Cima Bottigliana, per prendere la deviazione a sinistra che “entra” nel bosco verso Casina Teoni. Il sentiero, CAI 36, comincia a scendere e ci porta a giungere al Rifugio dall’alto. Il Rifugio è sempre aperto, e dispone di un camino e dei tavoli, e un soppalco per dormire,



Anche il Rifugio Teoni racconta storie di transumanza. All’interno del rifugio un cartello racconta la storia di Palmira, nata nel 1933, che a soli 5 anni a piedi raggiungeva una volta a settimana da sola il padre alla Casina, per aiutarlo a custodire le circa 400 pecore che pascolavano nelle praterie di crinale.
Dopo la meritata pausa al rifugio, possiamo scendere e continuare per il sentiero CAI 38, abbandonandolo superato un fosso che curva a sinsitra, per prendere una deviazione non segnata ma ben visibile a sinistra, che ci permette di visitare il bel rifugio della Madonna del Conforto. Come nel precedente rifugio, è sempre aperto e ci sono panchine all’esterno, un primo piano con camino e una fonte (ma non sempre funzionante), e un soppalco per dormire.



Il Rifugio merita una pausa perchè è uno dei più belli del Pratomagno. Si deve poi tornare indietro e riprendere il CAI 38 in direzione del sentiero di crinale. Giunti di nuovo ai prati di crinale, saliamo prima nel poggio di fronte, dove è stata collocata una Spada nella Roccia, per poi dirigerci in direzione opposta verso il poggio a sinistra, in direzione di Cima Bottigliana.

Si segue in salita il sentiero CAI, ma non si sale fino a Cima Bottigliana, ma dopo un paio di curve si prende il sentiero a mezzacosta che vira a sinistra che ci riporta al bivio con il CAI 22 che abbiamo preso all’andata, che ripercorriamo in discesa fino al punto di partenza.


Tutto il percorso è lungo 7 km, per un dislivello complessivo in salita di 350 m.
La transumanza
Il termine transumanza è abbastanza recente e deriva dal francese transchumer (transumare), che a sua volta deriva dallo spagnolo trashumar, parola composta da tra (passaggio) e dal latino humus (terra)1.
La transumanza indica quindi uno spostamento da una terra all’altra del bestiame per ragioni climatico-ambientali ed economiche. Storicamente il fenomeno della transumanza in Appennino è iniziato nel XII secolo seguendo il progressivo aumento del bestiame al pascolo fino alla riforma della Dogana di epoca Medicea nel XVII secolo2.
La a transumanza veniva praticata in tutto il territorio nazionale. Le greggi dei pastori piemontesi transumavano in Costa Azzurra, nella costa ligure i pastori dell’entroterra ligure, tutta la Toscana, compresa la Garfagnana si riversava in Maremma, dove arrivavano greggi dalla Romagna, dal Montefeltro e da gran parte dell’Umbria. I pastori abruzzesi e molisani si portavano al mare in Puglia3.
La transumanza casentinese era una transumanza inversa, perchè i greggi si spostavano dalla montagna verso la pianura a settembre, quando i castelli e i villaggi si svuotavano, raggiungendo il grossetano in 10-15 giorni, con il ritorno in estate delle greggi dalla Maremma, invertendo il classico percorso monticazione-demonticazione.

Dai crinali del Pratomagno e dal Casentino, le greggi scendevano a valle da diversi itinerari, chi dalla Valdambra, chi dalla Valdichiana, chi dal Chianti, fino alla Maremma. Queste transumanze hanno lasciato dei segni sia nella toponomastica, come ad esempio “Calla” e “Calleta”, che indicano luoghi o passaggi dove avveniva la conta degli animali, o dove spesso erano presenti i controlli della Dogana sul numero dei capi. Ma anche tante edicole, santuari, oratori sono stati eretti a protezione (fisica e spirituale) dei pastori transumanti.
La transumanza verso la Maremma era organizzata, già nei secoli finali del Medioevo, intorno alla figura del vergaio. Con tale termine si intendeva il capo di tutto il personale di custodia di un gregge, da cui derivò, per estensione il termine vergaria, la comunità dei pastori transumanti.
L’epopea della transumanza è durata per otto secoli, in cui si distinguono tre fasi principali4: una fase in cui il fenomeno inizia e manifesta nel XII secolo, seguito da un aumento progressivo sostenuto dallo sviluppo economico dei comuni cittadini e dal processo di specializzazione produttiva nelle aree rurali. Nel corso del XIII secolo una seconda fase fu caratterizzata dai Comuni cittadini (Siena, Pisa, Pistoia, Volterra e Orvieto) che affiancarono e superarono signori e comunità rurali nelle esazioni del pedaggio sul bestiame. L’epidemia di peste del 1348 svuotò di uomini le maremme costiere insalubri, e rese vantaggioso l’allevamento rispetto all’agricoltura, dando un ulteriore spinta alla transumanza. E’ in questa terza fase che la Repubblica di Siena introdusse la cosidetta Dogana dei Paschi, che dette ulteriore spinta alla transumanza toscana e casentinese in particolare.
La transumanza casentinese forniva principalmente lana, sopratutto a piccoli e medi proprietari, allevatori, ma anche lanaioli e artigiani detentori di capitali, che facevano perno sui mercati locali, e in secondo luogo pellami, carne e formaggi.
Informazioni utili
- Il Museo della transumanza a Raggiolo ha tante informazioni sulla transumanza. Nel sito è disponibile anche materiale didattico e testimonianze degli ultimi pastori transumanti.
- Mappe consigliata: Pratomagno (CAI o DREAM)
- Presenza di fonti: si
- Presenza di bracieri: no