
Un itinerario avventuroso nella solitaria e lussureggiante Valle dell’Oia, ai piedi del Falterona, il cui nome ricorda i tragici eventi casentinesi di aprile 1944.
L’itinerario proposto, adatto ad adulti e ragazzi più grandi e camminatori, permette di conoscere una valle stretta e ripida lambita da torrenti, che permette nel suo gradiente altitudinale di osservare tante tipologie forestali, dai boschi ripariali, ai castagneti fino alle faggete ai piedi del Monte Giogarello.
E’ un viaggio nella natura e nella storia, che ci permetterà di raccontare, giunti al Casolare dell’Oia, i fatti dell’aprile del ’44. Un invito a conoscere questo luogo e ascoltare le sue storie…a piccoli passi!
Il percorso
Da Stia si prende la strada SS310 che porta al Passo della Calla, svoltando a sinistra nei pressi di Ponte Biforco, dove si parcheggia l’auto. Il sentiero CAI 86 prende avvio proprio dalla statale, a sinistra, e fa un primo strappo in salita.


Da qui, anziché proseguire lungo il sentiero CAI, che prenderemo al ritorno, possiamo prendere un piacevole sentiero non segnato, che per circa 1 km costeggia sulla destra il torrente Oia, passando per un rudere, fino a incontrare una strada forestale, che seguiamo sulla sinistra.



Lungo la strada troviamo delle belle case, e si continua fino a scendere al torrente, che dobbiamo guadare. Nel periodo autunnale-invernale, può essere un pò problematico!


Una volta che siamo riusciti ad attraversare il torrente, il sentiero sale fino ad incrociare una strada forestale, che prendiamo a destra (sentiero CAI 90), attraversando dei castagneti da frutto con relativi seccatoi.


Qui il bosco si fa veramente bello e si continua sul sentiero CAI 90 fino ad incrociare il CAI 82 che prendiamo a destra, proseguendo fino ad arrivare alle Terre Rosse, dove c’è un cartello che ricorda la prima delle stragi avvenute nella valle dell’Oia.



Manca oramai poco per arrivare nel bell’edificio della Casina - o Casolare, o Cascina - dell’Oia. Il bivacco è sempre aperto, e fuori ci sono dei tavolini.
Un cartello ci ricorda che qui vennero catturati 17 giovani, nemmeno ventenni, successivamente ai rastrellamenti fascisti-tedeschi del 12 aprile 1944 e alla fuga dei partigiani. Di questi, uno venne ucciso alle Terre Rosse, gli altri portati e fucilati a Stia.
La Cascina è un posto bellissimo e merita una pausa per pranzo! Da qui la strada più agevole seguirebbe seguire la strada forestale, ma qui decidiamo di prendere il ripido sentiero in salita - CAI 82 - che sale lungo il fosso, per ammirare una bella faggeta, e che più avanti intercetta la strada forestale, che attraversiamo per un attimo prima di salire sul poggio Morgante, con il suo rifugio in pietra molto spartano.





Continuiamo a salire in una splendida faggeta, fino a ritrovare la strada forestale, che prendiamo a destra verso M. Giogarello. Di qui seguiamo il sentiero CAI 86, che costeggia sulla destra le linee dell’alta tensione, seguendole fino a M. Tufone e poi oltre.

In discesa il sentiero e il bosco diventano più monotoni, ma oramai siamo arrivati verso le Case di C. Boschetti, dove è presente una statua di un orso in legno.


Si può trovare più avanti sulla sinistra il sentiero CAI, che continua la sua discesa fino ad altre abitazioni, per poi incrociare il sentiero 86 che abbiamo abbandonato all’inizio del percorso, e ridiscendere a Ponte Biforco.
Tutto il percorso è lungo 15 km, per un dislivello complessivo di 860 m in salita. Il percorso è simile al Trek 25 “Nella verde valle dell’Oia”, della guida del Parco Nazionale.
Il sentiero può essere ridotto se da Casina dell’Oia si prende la strada forestale (anzichè salire a Poggio Morgante), e si tiene sempre la destra, scendendo sotto M. Tufone. In questo caso il giro sarà di 12.20 km e 740 m di dislivello in salita. Una alternativa ancora più breve è arrivare alla Cascina dell’Oia da Fonte Calcedonia, seguendo questo itinerario di circa 8 km e 600 m di dislivello (alcuni tratti richiedono un pò di orientamento).
Stragi di aprile
Tutto il territorio che va dal versante meridionale del Falterona, la valle del Biserno, Castagno d’Andrea e il Passo dei Mandrioli, si sviluppa in una posizione strategica tra il Casentino, la Romagna e Firenze. Qui, già dalla fine del 1943 si strutturarono le prime compagnie partigiane, mentre nei pressi di Vallucciole si formò il primo nucleo partigiano organizzato aretino (e della Toscana).
Nell’aprile del 1944, anche per segnalazione dei fascisti di Stia, venne deciso un massiccio rastrellamento da parte dei tedeschi, con le truppe di supporto della G.N.R. e dei Carabinieri. Una prima operazione si svolse il 6 aprile 1944, in località Le Balze, che aveva impedito a circa mille partigiani romagnoli di portarsi nelle Marche per sfuggire all’assediamento. Il 7 aprile a Calanco ci fu un primo scontro a fuoco coi tedeschi, che causò come rappresaglia tedesca la strage di Fragheto, dove vennero uccisi 30 civili, principalmente donne, anziani e bambini. Da lì i partigiani si riunirono alle altre brigate tra Poggio alla Lastra e Biserno.
Una seconda operazione ebbe inizio all’alba del 12 aprile 1944 con l’attacco tedesco a Biserno e le Celle (si veda il precedente racconto sulla Battaglia di Biserno). L’attacco, sferrato da più zone, causò lo sbandamento delle formazioni partigiane. Alcune fuggirono alla Lama e da lì a Camaldoli, dove si divisero in più gruppi. Un gruppo di questi, che apparteneva alla brigata che proveniva dalle Balze, si rifugiò proprio alla Casina dell’Oia, dove furono catturati il 16 aprile. Fu uno dei tanti fatti di sangue dell’aprile del ’44, che nei territori casentinesi colpì Vallucciole, Partina e Moscaio il 13 aprile, Badia Prataglia e Casalino il 15 aprile.
Informazioni utili
Mappa: Foreste Casentinesi (Ed. Monti), Foreste Casentinesi (Ed. MapTrek)
Fonti: no
Barbecue: si (Casina Oia)