Vallombrosa e la storia delle Scienze Forestali

Pratomagno
Memoria
Author

Francesco

Published

February 23, 2024

Nel 1036, nei pressi di Acquabella (o Acquabona, secondo altre fonti)1, alle pendici del Pratomagno, trovò rifugio, con alcuni seguaci, Giovanni Gualberto, in un luogo dove già era presente un piccolo romitorio. Di nobile famiglia, era diventato monaco benedettino, rifiutandosi di prendere parte a una questione di vendette familiari, ed era alla ricerca di un luogo solitario di preghiera e contemplazione. Nonostante la solitudine, il suo ideale monastico rimaneva quello cenobitico della Regola benedettina: ora et labora. A Vallombrosa, la Regola fu applicata in una forma inedita, quella poi detta vallombrosana, che ottenne nel 1055 l’approvazione del papa Celestino III.

Veduta sull’Abbazia dal Paradisino

Dalla canonizzazione di Giovanni Gualberto, avvenuta nel 1193, il prestigio e il potere dell’ordine crebbe, così come l’Abbazia, la cui forma attuale venne ultimata nel XV secolo; il cancello, la vasca antistante e il viale alberato furono invece realizzati nel XVIII secolo.

La storia di Vallombrosa si intreccia con la storia delle sue foreste, e delle Scienze Forestali. Sotto il dominio napoleonico, il monastero fu soppresso e i suoi beni incamerati dallo Stato. Fu con il granduca Ferdinando che i beni ritornarono ai monaci nel 1817, mentre col Regno di’Italia, nel 1866, vennero di nuovo ripresi, per costituire la prima Scuola Forestale Italiana, di cui da pochi anni si sono celebrati i 150 anni della fondazione.

Nell’itinerario proposto, parleremo della storia forestale nata a Vallombrosa, in un suggestivo percorso dal suo Arboreto, fondato nel 1870 per gli studenti, passando per il Paradisino, luogo degli studenti forestali di oggi e domani.

Il percorso

Il percorso è un breve anello tra l’Abbazia di Vallombrosa e il Paradisino, con intermezzo di una visita all’Arboreto (per visitare l’Arboreto, vedi dettagli su Informazioni Utili). Come punto di partenza, possiamo lasciare l’auto al parcheggio a destra dell’Abbazia. Di fianco, troviamo il Centro Visite dei Carabinieri Forestali, e l’edificio che faceva parte della Stazione Sperimentale, da cui iniziamo la visita dell’Arboreto, o per essere più precisi, degli Arboreti.

Centro visita Carabineri Forestali

Stazione Sperimentale Forestale

Infatti quello che attraverseremo non è altro che il primo nucleo, inizialmente un vivaio, in cui venne trasferita una collezione di 220 piante dal primo direttore della Scuola forestale Italiana Adolfo de Bérenger nel 1870.

Ingresso Arboreto de Bèrenger

Si percorre questo primo campo sperimentale, con una superba veduta dell’Abbazia e del Paradisino, fino ad arrivare in prossimità della strada al primo vero e proprio nucleo (Arboreto Siemoni), realizzato nel 1880 da Vittorio Perona.

Veduta panoramica tra l’Abbazia e il Paradisino

Arboreto Siemoni

Si attraversa quindi la strada per entrare nella parte più grande degli Arboreti.

Ingresso Arboreto

Si inizia con l’Arboreto Tozzi (1886), da dove possiamo ammirare già tantissimi esemplari di piante centenarie, tra cui un notevole esempio di Calocedro. E’ il preludio a una piacevole passeggiata in quella che è la più importante collezione arborea in Italia. Tra gli esemplari notevoli, è possibile ammirare un Pino di Lambert alto più di 50 metri, le Sequoie e una notevole Sequoia gigante (Sequoiadendron), e il bellissimo viale delle Chamaecyparis.

Viale delle Chamaecyparis

Arboreto Allegri. Più recente, contiene notevoli esemplari di Conifere asiatiche

Sequoie

Terminata la visita all’Arboreto, prendiamo la strada asfaltata in salita verso il Paradisino (volendo, c’è un sentiero sotto strada), per andare a visitare la prima Cappella, detta del Faggio Santo. E’ qui che secondo la tradizione Giovanni Gualberto passò una notte i primi di marzo del 1036, e l’albero mise le foglie per proteggerlo dalla tempesta. Il Santo interpretò questo miracolo come segno divino perchè si fermasse lì a Vallombrosa.

Cappella del Faggio Santo

Il Faggio Santo, che protesse Giovanni Gualberto dalla tempesta

Continuiamo a salire la strada asfaltata fino ad arrivare al bellissimo edificio del Paradisino. Una targa apposta nell’edificio ricorda che lì, nel 1638, soggiornò John Milton, l’autore del Paradiso Perduto, da cui si dice derivi il nome della località. Dalla balconata a sinistra dell’edificio, si può ammirare il panorama più bello sopra l’Abbazia.

Il Paradisino per anni è stata un riferimento per gli studenti di Scienze Forestali dell’Università di Firenze, che a Vallombrosa svolgevano le esercitazioni per imparare a conoscere e studiare le foreste.

Il Paradisino

Dopo aver visitato il Paradisino, si prende il sentiero a destra dell’edificio, che è segnalato come ‘Circuito delle Cappelle’, che conducono a luoghi legati alla vita di San Giovanni Gualberto. Da qui, scendendo il sentiero ripido (noto anche come Scala Santa o del Calvario) e un pò sconnesso, possiamo vedere quattro Cappelle: la Cappella del Beato Migliore, delle Colonne, del Masso di San Gualberto, e di San Torello.

Cappella del Beato Migliore

Cappella delle Colonne

Cappella del Masso di S. Gualberto

Cappella di S. Torello

Dopo l’ultima cappella attraversiamo un bel ponticello in pietra, da dove sulla sinistra possiamo ammirare una cascata, e ci troviamo nel retro dell’Abbazia, che aggiriamo per poi concludere con una sua visita. Per terminare, possiamo andare nel pratone antistante l’Abbazia per concederci una pausa.

Ingresso Abbazia

Il pratone

Tutto il percorso è lungo 2.2 km (esclusa la visita all’Arboreto), per un dislivello di 110 m in salita.

Se si avesse voglia di continuare un giro ‘forestale’, si può andare a visitare gli alberi più alti d’Italia, in località Casetta, e da lì fare una breve passeggiata fino a Metato. Da lì in pochi passi si possono vedere le douglasie della famosa particella 90, di cui la più alta, più di 62 metri, è l’albero più alto d’Italia.

Storia della scuola forestale italiana

Nel 1865, dopo la realizzazione del Regno d’Italia, venne deciso, sulla falsariga di quanto avveniva già in altri paesi europei, di creare un Istituto Forestale, con lo scopo di formare i funzionari dell’Amministrazione forestale del giovane Stato italiano. 

La scelta di Vallombrosa fu favorita da una serie di eventi, tra cui lo spostamento della Capitale del Regno a Firenze2, e il prestigio dell’epoca in campo agrario e forestale della Toscana, che dalla metà del secolo precedente ospitava a Firenze l’Accademia dei Georgofili e, dalla metà dell’800, anche la Regia Società Toscana di Orticultura, oltre ad avere già cinque orti botanici presenti nel territorio regionale. Un contributo alla scelta fu anche dato dal ruolo politico di Bettino Ricasoli, fiorentino, che, negli anni ’60 del XIX secolo, fu per due volte primo ministro dell’appena proclamato Regno d’Italia.

La direzione dell’Istituto fu affidata all’Ispettore generale delle foreste Adolfo de Bérenger (1815-1895), che da anni con forza ne aveva promosso l’istituzione. Adolfo de Bérenger, di origini franco-tedesche, da tempo naturalizzato italiano, rimarrà in tale carica fino al 1877. Il 1° Ottobre 1867 ha inizio a Vallombrosa il primo corso sperimentale di istruzione forestale in Italia, della durata di circa 3 mesi. Il primo corso ufficiale dell’Istituto Forestale di Vallombrosa, di durata triennale, inizia il 2 settembre 18693.

Gli Arboreti di Vallombrosa hanno sempre costituito una parte essenziale della didattica svolta nel Regio Istituto. Nel 1869 il direttore Adolfo de Bérenger, creò accanto all’Abbazia un vivaio e dei campi sperimentali. Nel 1870 venne realizzata una collezione di 220 alberi a Paterno, curata da Vittorio Perona. Dieci anni dopo, il direttore fece trasferire queste piante all’Abbazia, diventanto il primo nucleo dell’Arboreto4.

Catalogo degli Arboreti scritto da Allegri

Gli arboreti sperimentali vennero gestiti inizialmente da Vittoria Perona, che li curò per oltre 40 anni, fino al 1913. Dalla prima area (Arboreto Siemoni, 1880), seguì l’Arboreto Tozzi (1886), l’Arboreto Perona (1914)5. Coi successori, soprattutto Aldo Pavari, avvenne un forte ampliamento dell’Arboreto fino al 1960 (Arboreto Pavari 1923-1958). Dopo la morte di Pavari, non ci furono ulteriori ampliamenti fino al 1976, quando venne realizzato l’Arboreto Allegri (1976) per concessione di un ettaro dall’Amministrazione della Riserva. Annessa agli arboreti vi è una sezione della Stazione Sperimentale di Selvicoltura, in cui si trova il Museo Dendrologico. Durante il passaggio della guerra nel 1944, gli arboreti subirono gravi danni e anche la sede della stazione andò pressochè demolita, andando così perdute quasi completamente le sue collezioni e l’erbario.

Nel 1922 viene istituita a Firenze la Stazione Sperimentale per la Selvicoltura, con Aldo Pavari come Direttore nel 1924. A seguito della fondazione dell’Università di Firenze nel 1924, il Regio Istituto Superiore Forestale Nazionale fu inizialmente inglobato nell’Istituto Agrario e Forestale, poi Facoltà di Agraria e Forestale (nel 1936).

Sequestro dei locali della Stazione Sperimentale a Firenze da parte dei tedeschi. Archivio CREA - Foreste e Legno

Nel 1929 la Stazione Sperimentale divenne un istituto indipendente sotto il Ministero dell’Agricoltura e Foreste. Successivamente, nel 1968, la Stazione Sperimentale fu trasformata in Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, con sede ad Arezzo, e altre sedi periferiche a Firenze, Rende (CS) e San Pietro Avellana (IS). Nel 2004, come tutti gli istituti sperimentali del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, entra nel CRA, diventando poi, dal 2017, Centro di ricerca Foreste e Legno del CREA.

Informazioni utili

  • Visita all’Arboreto: aperto da giugno a settembre, si consiglia comunque di contattare i Carabinieri Forestali al numero 055/862020 per avere informazioni.
  • Mappe consigliata: Pratomagno (CAI)
  • Presenza di fonti: si
  • Presenza di bracieri: si (nel pratone)

Ringraziamenti

Si ringrazia Giovanni Galipò per aver permesso la visita all’Arboreto, e Leonardo Tonveronachi (Cardecio) per le informazioni utili fornite.

Footnotes

  1. G. Galipò, D. Baldassini, V.Costagli - Sulla toponomastica della foresta di Vallombrosa. Accademia Italiana di Scienze Forestali. L’Italia Forestale e Montana, 72: 207-226. https://doi.org/10.4129/IFM.2017.4.01↩︎

  2. 1865-1871↩︎

  3. E. Marchi, D. Travaglini - A Vallombrosa 150 anni fa la prima scuola forestale italiana. Unifi Magazine, https://www.unifimagazine.it/vallombrosa-150-anni-la-scuola-forestale-italiana/↩︎

  4. P. Grossoni, F. Bussotti - Gli arboreti di Vallombrosa presso Firenze. Strumenti per la didattica e la conservazione della biodiversità. Museol. Sci. XIII, 1996. Suppl. Atti 10° Congresso A.N.M.S. Bologna 1994: 87-92.↩︎

  5. P. Grossoni - G. Bernabei, L’Arboreto di Vallombrosa, in Francesco Maria Raimondo (a cura di), Orti botanici, giardini alpini, arboreti italiani, Palermo, Grifo, 1992, pp. 461–466.↩︎

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